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Il bambù2019-06-26T11:16:11+01:00

IL GERMOGLIO DI BAMBÙ

Il germoglio di bambù si può raccogliere solo dopo 3 o 4 anni di vita della pianta. Non appena si intravede spuntare dal terreno si deve raccogliere, se invece viene fatto crescere diventa legnoso e fibroso, quindi difficile da mangiare.

LA RACCOLTA

La raccolta del germoglio di bambù avviene in primavera. Deve essere effettuata con una piccola zappa, in modo da intervenire senza rovinare l’habitat della pianta (rizoma) e senza danneggiare il resto della coltivazione. Si raccoglie tutti i gironi per ripetute settimane, stimando all’incirca 1 kg di prodotto per metro quadro(un ettaro di un bambuseto maturo può produrre ogni anno oltre 8000 kg di germogli freschi). Questo dipende ovviamente da molti fattori, quali concimazione, andamento climatico, età del bambuseto, varietà, ecc.

L’utilizzo del bambù si sta sempre più espandendo, sia a livello di arredamento ecosostenibile che a livello alimentare.

LA COLTIVAZIONE

Prima di procedere con la piantagione, effettuare la valutazione del terreno e dello spazio da dedicargli, valutando se quest’ultimo è in una posizione ideale e favorevole per la crescita della pianta. Una volta scelto il terreno, si suggerisce l’ottimizzazione dello stesso con l’aggiunta di materia organica come letame o meglio ancora humus di lombrico CONITALO. Una volta preparato il terreno si può procedere con la piantumazione nella quale si deve far attenzione alla distanza tra una pianta e l’altra, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.

Durante il primo periodo della coltivazione è sconsigliato passare sul terreno con macchinari pesanti, per evitare di compattare ulteriormente il terreno e far sì che le radici non si spandano facilmente. Per i primi due anni è necessario intervenire con irrigazioni a pioggia, e successivamente sarà utile intervenire solo in caso di perdurante siccità. In primavera, dopo l’uscita dei germogli, è consigliata una concimazione, come nel caso dell’autunno; questo crea un ciclo che favorisce ogni anno la formazione di germogli sani e resistenti. La pianta, inoltre, attua un’autonoma pacciamatura con le foglie e i culmi che cadono dalla pianta, mantenendo il terreno umido e ricco di humus. Un accorgimento che migliora la vita del bambuseto è quello di tagliare i culmi vecchi e secchi a fine stagione, in modo da permettere all’aria e alla luce di penetrare all’interno della canna.

LA PIANTA

Negli ultimi anni in Italia sono aumentate le piantagioni di bambù pur non essendo una pianta autoctona nei paesi asiatici, viene apprezzata per tanti aspetti a noi sconosciuti, ad esempio:

  • il consolidamento dei terreni e scarpate, produzione di legname e biomasse, in quanto ha la capacità di cementificare il terreno;
  • la massa vegetale che crea un utile habitat alla fauna, favorisce il ricrearsi dell’humus e dell’equilibrio chimico del terreno;
  • è sempreverde, elegante e decorativa; crea siepi e barriere che riparano da suoni, assorbono sostanze inquinanti, polveri e CO2 e produce enormi quantità di ossigeno;
  • non soffre di particolari malattie e non attrae parassiti danneggianti, per questo non sono necessari trattamenti con prodotti chimici e inquinanti, quindi è considerabile a priori una coltivazione biologica;
  • permette di ricavare prodotti farmaceutici o cosmetici;
  • solo i rizomi (chiamati anche culmi) di alcune specie sono commestibili.

La classificazione delle piante avviene attraverso l’esame del germoglio di crescita, la linguetta, le ciglia auricolari, il culmo, la foglia e molti altri aspetti ancora.

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